Gestione del rischio clinico

rischio clinico

Con il termine di “ rischio clinico" si definisce la possibilità che un paziente subisca un “danno o disagio involontario, imputabile alle cure sanitarie e che sia capace di causare un prolungamento del tempo di degenza, un peggioramento delle condizioni di salute o la morte.

Dal 1999 il Dr. Giulio Mayer si occupa di sicurezza in ambito chirurgico aderendo al programma dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “Alliance for Patient Safety” che promuove aree prioritarie d’intervento come “Safe Surgery saves life” per la massima attenzione agli interventi e alle pratiche chirurgiche.

Il Dr. Giulio Mayer ritiene essenziale dare voce ai pazienti nelle attività di gestione del rischio clinico.

La sicurezza dei pazienti deve essere in azione , identificare cosa veramente funziona dal punto di vista organizzativo e clinico per poterlo diffondere.

La medicina e la chirurgia in costante evoluzione

Nuove garanzie per il diritto alla salute, la responsabilità sanitaria e la sicurezza dei pazienti: la legge Gelli

Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

La legge 8 novembre 2012 n. 189 (c.d. legge Balduzzi), per arginare la medicina difensiva, impose un'interpretazione complicata della colpa medica: ora è legge il Ddl sulla responsabilità proposto da Federico Gelli e perfezionato in senato sotto la guida del relatore Amedeo Bianco.

Il Senato aveva licenziato il testo in prima lettura l’11 gennaio scorso e la Camera dei deputati ha varato, in seconda lettura, questa nuova e importante legge con 255 voti a favore, 113 contrari e 22 astenuti.

Il titolo della legge è molto significativo e dà conto dei due aspetti fondamentali di questa: una maggiore tutela dei pazienti e la revisione giuridica del rapporto, in sede di contenzioso penale e civile, tra medico e paziente. 

Si introduce, finalmente, la gestione del rischio clinico, favorendo la visione d’insieme di ogni evento sanitario avverso, analizzando il sistema e gli eventi più che la “colpa” del singolo soggetto.

In sintesi, questa legge introduce e coordina nuove attività e istituti, eccoli.

La sicurezza delle cure. La legge riguarda tutto il personale sanitario (articolo 1): tutti sono tenuti a rispondere della sicurezza delle cure; la sicurezza delle cure diviene effettivamente parte costitutiva del diritto alla salute, così come detta sempre l’articolo 1; con l’art. 2 si attribuisce al difensore civico la funzione di garante del diritto alla salute, interpellabile direttamente dai pazienti e si istituisce in ogni Regione un Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, deputato alla raccolta degli eventi avversi e su cause, entità, frequenza e onere finanziario del contenzioso; informazioni queste che saranno trasmettesse all’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, da istituire presso Agenas con apposito decreto del ministero della Salute. L’obbiettivo sociale importante: raccogliere e sistematizzare tutti i dati relativi agli eventi avversi e ai rischi sanitari per individuarne le cause ed evitare che possano ripetersi; i soggetti coinvolti sono il ministero della Salute, gli esperti regionali, le società scientifiche, le associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie e le associazioni dei cittadini, affinché l’elaborazione di linee di indirizzo e di misure idonee per la prevenzione e la gestione del rischio sanitario siano responsabilmente condivise. Necessaria poi la promozione di percorsi di formazione specifici in tema di gestione del rischio clinico e di sicurezza delle cure.

Nello specifico di un evento clinico avverso, per la tutela del paziente, la direzione sanitaria di ogni struttura avrà solo sette giorni di tempo per trasmettere la documentazione richiesta dall’interessato ( e trenta giorni per le eventuali integrazioni); per le Aziende sanitarie pubbliche e private si dispone l’obbligo di pubblicare sulle proprie pagine web i dati relativi ai risarcimenti erogati negli ultimi cinque anni.

La responsabilità professionale. L’altro aspetto fondamentale della legge è la revisione della responsabilità professionale; l’articolo 6 introduce nel Codice penale il nuovo articolo 590-sexies - “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario” - che esclude la punibilità, nel caso in cui l’evento si sia verificato a causa di imperizia e il professionista abbia rispettato le raccomandazioni previste dalle linee guida validate da società scientifiche accreditate e pubblicate online dall’Istituto superiore di sanità. Il giudice terrà poi conto dell’eventuale circostanza che il professionista si sia attenuto a linee guida (verificate e accreditate dalla comunità scientifica internazionale) anche in sede di determinazione del risarcimento del danno.

In ambito civilistico, scatta un doppio regime di responsabilità: si conferma come contrattuale la responsabilità della struttura sanitaria o sociosanitaria (pubblica o privata) anche per i danni derivanti dalle condotte dolose o colpose degli esercenti le professioni sanitarie; questo comporta un conseguente termine della prescrizione a dieci anni.

Rimane poi configurata come “contrattuale” la responsabilità di ogni professionista che abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattuale con il paziente (una prestazione odontoiatrica, di medicina estetica, di chirurgia estetica per esempio).

Assume invece natura extracontrattuale - onere della prova a carico del ricorrente e prescrizione a cinque anni - la responsabilità civile degli esercenti le professioni sanitarie quando chiamati in causa. Il risarcimento avverrà sulla base delle tabelle sul danno biologico contenute nel codice delle assicurazioni private (in attesa degli aggiornamenti contenuti nel Ddl Concorrenza, all’esame dell’aula del Senato).

La conciliazione obbligatoria. E’ introdotto, finalmente un importante istituto giuridico efficace e preciso: se si intende esercitare un’azione di responsabilità civile, si dovrà comunque tentare una conciliazione, a partecipazione obbligatoria di tutte le parti, incluse le relative compagnie di assicurazione, pena la non procedibilità della domanda di risarcimento. Un consulente tecnico d’ufficio (Ctu) - la legge ne riforma la disciplina - dovrà con le sue perizie aiutare a conciliare la lite: se il tentativo non riesce o trascorso il termine di sei mesi, si può procedere al giudizio.

L’azione di rivalsa delle aziende sugli operatori, contemplata però solo in caso di dolo o di colpa grave, ha termini ben precisi: va esercitata, a pena di decadenza, entro un anno dall’avvenuto pagamento ed è inoltre esclusa se il professionista sanitario non è stato parte del giudizio. L’azione di responsabilità amministrativa verso il sanitario spetta poi al Pubblico ministero presso la Corte dei conti: soluzione mirata a evitare che siano le strutture pubbliche a dover avviare la rivalsa in sede civile contro i propri professionisti. La misura della rivalsa in ogni caso non può superare il triplo della retribuzione lorda dell’anno di inizio della condotta causa dell’evento.

Nuovi profili e obblighi assicurativi. Questa nuova legge introduce una rete di copertura assicurativa “erga omnes”. Tutte le strutture pubbliche e private devono assicurarsi per responsabilità contrattuale verso terzi e verso i prestatori d’opera, anche per i danni attribuibili al personale a qualunque titolo operante. Le strutture dovranno poi tutelarsi per la copertura della responsabilità extracontrattuale verso terzi degli esercenti le professioni sanitarie, nell’ipotesi in cui il danneggiato esperisca l’azione direttamente contro di loro. È previsto poi l’obbligo di assicurazione a carico del professionista che svolga l’attività al di fuori di una delle struttura o che presti la sua opera in regime libero-professionale. O ancora, che agisca nella struttura ma per un’obbligazione contrattuale assunta con il paziente. Tutti i professionisti passibili di azione da parte della Corte dei conti (per danno erariale o di rivalsa in sede civile) devono infine stipulare polizze per colpa grave.

L’azione diretta modello Rca: il nuovo articolo 12 introduce la possibilità di un’ulteriore azione in capo al danneggiato: un’azione diretta - sul modello appunto della Rca auto - nei confronti dell’impresa di assicurazione della struttura sanitaria e del libero professionista, ma con alcune precisazioni, ovvero il fallimento del tentativo obbligatorio di conciliazione e il limite pecuniario delle somme per cui è stato stipulato il contratto di assicurazione.

Il Fondo di garanzia. Nei casi di importi eccedenti i massimali, di insolvenza o del venire meno della copertura per recesso unilaterale dell’impresa, un Fondo di garanzia per danni da responsabilità sanitaria offrirà una ciambella di salvataggio. Sarà gestito da Consap e alimentato dai versamenti annuali - il cui ammontare andrà fissato con decreto - delle imprese assicuratrici autorizzate alla Rc per danni da responsabilità sanitaria. 


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Gestione del Rischio Clinico e Sicurezza dei Pazienti: importanti novità legislative

forum risk management sanità 2016

Dopo circa milleseicento giorni (sì, esatto! 1600 giorni) è in discussione al Senato, in questo mese di novembre 2016, il Ddl 2224 che introduce le nuove e mai tanto attese “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie” , il relatore è il Sen. Amedeo Bianco in quota al PD.

Il progetto è stato profondamente rivisto rispetto alla prima versione trasmessa dalla Camera, in accordo con il relatore originario Federico Gelli ( in ambito sanitario già nota come “Legge Gelli”) che ne è stato – ed è!- appassionato estensore.

Nei diciotto articoli del testo, compaiono -innanzitutto- un'importante serie di novità legislative a lungo richieste dalle categorie professionali sanitarie: a cominciare dall’istituzione - per ogni Regione- del Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente  (sul modello del Centro Gestione del Rischio Clinico della Regione Toscana ), che raccoglie i dati su rischi ed eventi avversi per poi trasmetterli semestralmente (con una procedura telematica unificata) al nuovo Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità : in un’ottica di disponibilità di dati e di trasparenza, si prescriverà la pubblicazione sul sito internet di tutte le strutture sanitarie dei dati sui risarcimenti per danni da responsabilità sanitaria erogati nell’ultimo quinquennio.

rischio clinico

Per quanto attiene il profilo penale, la punibilità è esclusa in caso di imperizia quando siano state rispettate le linee guida professionali emanate secondo quanto prescritto dall’articolo 5 della legge (anche questo fortemente rivisto rispetto alla primitiva versione della Camera).

L’articolo 7 disciplina la responsabilità civile della struttura e dell’esercente la professione sanitaria : per l’esercente la professione sanitaria in ambito pubblico, la responsabilità è di natura extracontrattuale salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente. La legge introduce il tentativo obbligatorio di conciliazione per chi intenda esercitare un’azione risarcitoria in sede civile; si prevede che l’eventuale azione di rivalsa nei confronti del professionista - in caso di favorevole accoglimento della domanda di risarcimento proposta dal danneggiato nei confronti della struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica - sia esercitata dal Pubblico Ministero presso la Corte dei conti.

ricetta medica

L’obbligo di assicurazione vale per tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie, anche per danni causati dal personale a qualunque titolo operante (inclusi formazione e ricerca clinica, telemedicina, libera professione e regime convenzionato) . Ma le strutture si “accollano” anche la copertura della responsabilità civile verso terzi degli esercenti le professioni sanitarie . Solo quando opera in un profilo di responsabilità contrattuale, il professionista è tenuto a stipulare una propria polizza; mentre una polizza per colpa grave andrà sempre attivata dal professionista, per garantire efficacia alle eventuali azioni di rivalsa delle strutture o delle compagnie di assicurazione.

Il danneggiato ha la possibilità di esperire un’azione diretta nei confronti della compagnia di assicurazione avendo anche a disposizione la possibilità di rivolgersi al nuovo Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria, presso Consap (Concessionaria servizi pubblici assicurativi Spa).

Alla data di questo commento, precisamente il 23 novembre, è possibile tentare solo un’analisi pragmatica del testo di legge, sarà tuttavia necessario attendere l’iter legislativo completo. Il testo si sviluppa lungo direttrici chiare: un maggiore riequilibrio tra i diritti dei pazienti e la responsabilità dei professionisti, oggi oggettivamente sbilanciato a favore dei primi; un potenziamento delle attività di prevenzione e di gestione dei rischi, anche attraverso l’attenzione ai flussi informativi e alla disponibilità di dati (elementi essenziali per valutazioni oggettive ed efficaci); la ridefinizione della responsabilità degli esercenti la professione sanitaria in ambito penale e, soprattutto, civile.

bastone

Qualche riflessione è necessaria , per maggiore chiarezza e per certe perplessità.

L’articolo 1 reca norme generali di principio in materia di sicurezza delle cure sanitarie, chiamando a concorrere alla realizzazione delle stesse il personale delle «strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private», anziché delle sole «aziende sanitarie pubbliche».

Nel successivo articolo 2, molto importante appare la definizione di «rischi ed eventi avversi» al posto di «errori sanitari» della prima versione camerale, che implica una diversa e, probabilmente, più proattiva visione del risk management in sanità, confermata, tra l’altro, dall’esplicito collegamento alla legge di Bilancio 2015 (la n. 208), dove è prevista la costituzione di un’apposita funzione all’interno delle strutture sanitarie (Clinical Risk Manager aziendale con staff dedicato e organizzato)

Particolarmente rimaneggiato, rispetto al primitivo testo approvato alla Camera il 28 gennaio scorso, è l’articolo 5, del quale è evidente l’intento di sistematizzare le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali, integrandole nel Sistema nazionale per le linee guida  (Sistema nazionale delle Linee guida).  In tale contesto, viene notevolmente allargata la platea dei soggetti chiamati a elaborare tali raccomandazioni, avendo previsto anche «enti e altre istituzioni pubbliche e private» accanto alle società scientifiche. Molto importante sarà quindi il ruolo di quest’ ultime che, tra l’altro, dovranno possedere requisiti minimi per poter essere iscritte in un apposito elenco istituito con decreto del Ministro della Salute.

In tema di responsabilità civile (articolo 7) il provvedimento si dimostra certamente animato dal proposito di fugare i molti dubbi che aveva generato il decreto legge Balduzzi, da un lato, sancendo definitivamente uno spostamento del baricentro della responsabilità civile in capo alla struttura sanitaria, pubblica o privata che sia, per tutte le condotte dolose o colpose degli esercenti la professione sanitaria, di cui si sia avvalsa nell’adempimento della propria obbligazione, «anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa»; dall’altro lato, codificando in termini extracontrattuali la responsabilità degli operatori sanitari, con le evidenti ripercussioni sostanziali e processuali, che riguardano essenzialmente la distribuzione dell’onere della prova e dei criteri di imputabilità, nonché il diverso termine di prescrizione. Sono fatte salve, tuttavia, le ipotesi in cui l’operatore sanitario «abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattuale assunta con il paziente».

profilo medico

Assai più problematica pare la soluzione risarcitoria indicata negli articoli 138 e 139 del codice delle assicurazioni private (danno biologico per le lesioni di non lieve e di lieve entità) che viene ora estesa ai danni provocati dall’esercente la professione sanitaria e dalla struttura pubblica o privata; come noto, però, solo l’articolo 139 ha ricevuto attuazione, non così l’articolo 138, delineandosi, in tal modo, un quadro normativo molto articolato e complesso, il quale continuerà a richiedere un significativo intervento operativo giurisprudenziale.

Le implicazioni del disegno di legge sui sistemi di copertura finanziaria dei danni e di gestione dei rischi suscitano perplessità, poiché la nuova disciplina si muove ancora in ambiti di grande ambiguità.

Di assoluto rilievo, in un contesto teso evidentemente a replicare il modello della Rca (senza tuttavia precisare l’architettura normativa di riferimento) è la previsione contenuta nell’ articolo 8, che sancisce l’obbligo per tutte le parti di partecipare al procedimento di consulenza tecnica preventiva, imponendo alle Compagnie di assicurazione, tra l’altro, anche l’obbligo di «formulare l’offerta di risarcimento del danno», ovvero di comunicare i motivi per cui si ritiene di non formularla, e, nell’ipotesi di mancata formulazione dell’offerta, l’invio della sentenza all’Ivass «per gli adempimenti di propria competenza».

E' indicata una disciplina specifica dell’azione di rivalsa (articolo 9) esercitata, diversamente a quanto nel primitivo testo approvato alla Camera, dal Pubblico ministero presso la Corte dei conti. Inoltre, nel giudizio di rivalsa, «il giudice può desumere argomenti di prova dalle prove assunte nel giudizio instaurato dal danneggiato nei confronti della struttura sanitaria o sociosanitaria o dell’impresa di assicurazione», solo se il professionista è stato parte dei giudizi in causa.

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Da valutare poi con attenzione l’equiparazione tra le strutture che hanno trasferito il rischio alle Assicurazioni e Strutture che operano in regime di autoassicurazione : se, da un lato, l’articolo 10 impone un ragionevole obbligo alle strutture sanitarie di iscrivere comunque a bilancio un “fondo rischi” e un fondo riserva sinistri, dall’altro, la nuova formulazione dell’articolo 14 - ancorché disponga l’opportuna costituzione di un Fondo di garanzia per i risarcimenti eccedenti i massimali previsti dai contratti di assicurazione stipulati dalle strutture e per le ipotesi di insolvenza del debitore - attribuisce l’alimentazione di tale fondo solo alle «imprese autorizzate all’esercizio delle assicurazioni per la responsabilità civile per i danni causati da responsabilità sanitaria», senza alcun riferimento, almeno apparentemente, alla posizione delle strutture che hanno optato per il regime di autoassicurazione. Verrebbe da dire, sarcasticamente all’inglese, “an italian job”.

A chiusura del sistema della disciplina dell’assicurazione sono state introdotte alcune specificità per il regime “claims-made” legato alla validità della polizza, prevedendo all’ articolo 11, per un verso, l’obbligatoria retroattività della garanzia assicurativa per dieci anni precedenti (prima facoltativa e limitata a cinque anni) e, per altro verso, un’ultrattività per i dieci anni successivi, riferita «a fatti generatori della responsabilità verificatisi nel periodo di efficacia della polizza incluso il periodo di retroattività della copertura».

Tutte queste novità potrebbero ulteriormente aggravare la già difficile situazione sulla assicurabilità di tale tipo di rischi, in un contesto operativo già complesso e instabile.

Si tratta certamente di un testo denso d'importanti novità, ispirato da logiche di sintesi e razionalizzazione dei contenuti delle precedenti proposte di legge, comparse e scomparse in vent’anni di percorsi legislativi, orientato verso una sistematizzazione organica della materia, sia per i nuovi profili sostanziali della responsabilità civile e penale, sia sotto l’aspetto del sistema assicurativo, sia nel coraggioso e intelligente investimento nella gestione preventiva del rischio; un provvedimento, dunque, che richiederà un profondo impegno sul piano interpretativo, anche ai fini di un coordinamento con il sistema sanitario che deve accoglierlo, dove un ruolo fondamentale, ancora una volta, sarà giocato dall’elaborazione giurisprudenziale.

Se per molti sarà in gioco la propria carriera, per tutti invece sarà la tranquillità della propria coscienza.

Keep the Patient the North Star!

Comprendere i modelli di errore umano e la loro applicazione in medicina e chirurgia

Le teorie che sviluppano e identificano i modelli dell’errore umano sono importanti per comprendere le cause degli errori che si sono verificati, per scoprire future vulnerabilità e per facilitare i professionisti della sanità impegnati a sviluppare una pratica clinica sempre più sicura per i Pazienti. Come essere umani, tutti noi commettiamo errori, sia professionali sia nella nostra vita privata: ci dimentichiamo di fare delle cose, oppure –distratti- le facciamo sbagliate e prendiamo delle decisioni che risulteranno in seguito sbagliate, se non addirittura dannose.

Le teorie psicologiche dell’errore umano possono aiutarci a comprendere perché gli errori si verificano e a identificare strategie per prevenirli; vorrei illustrarvi qui le conoscenze di base per comprendere i modelli teorici dell’errore umano e come questi si applicano quotidianamente nel mondo della Medicina.

rischio

L‘errore “centrato sulla persona” e l’errore “focalizzato sul sistema”

Storicamente si è sempre sviluppato un approccio –sia teorico e sia pratico- all’errore centrato sulla persona, per i sistemi sanitari e per quelli industriali e militari: questa tipologia di valutazione dell’evento /errore sostiene che gli errori siano causati dalle debolezze umane e che qualche essere umano sia più propenso di altri a commettere degli errori; secondo questo modello, quindi, la riduzione dell’errore si basa sull’identificazione delle variazioni tra individui, per poi identificare “a bersaglio” quelli che commettono più errori. Questa è, tuttavia, una concezione dell’errore basata sulla “colpa” dei singoli, capace di indurre timore negli operatori, sostenere azioni disciplinari, ritenendo unicamente gli individui responsabili, “colpevoli” dell’evento / errore.

È stato osservato che colpevolizzare i singoli individui può essere emotivamente più soddisfacente che coinvolgere le istituzioni e –potenzialmente- più conveniente che cercare di coinvolgere sistemi più grandi.

Dal 1990 si è affermato un modello concettuale dell’errore focalizzato sul sistema: contrariamente al modello precedente, qui si sostiene che gli errori siano causati da sistemi complessi, dei quali gli esseri umani sono solo una parte dell’eventuale meccanismo d’azione specifico dell’errore. Un esempio significativo: gli individui che commettono –apparentemente- più errori, nella realtà, risultano essere impiegati in attività / azioni ad alto rischio o quelli che agiscono in ambienti notevolmente ostili.

Le organizzazioni che adottano questo approccio sistemico cercano di ridurre gli errori osservando un insieme di fattori, che includono l’organizzazione stessa e le sue politiche di attività.

Negli ambienti sanitari e clinici, l’approccio sistemico vorrebbe includere l’uso delle segnalazioni di errore (“incident reporting”) o altri metodi per identificare l’evento / errore, per condividere le informazioni ricevute, modificare adeguatamente il sistema stesso, per ridurre le future possibilità di errore.

Forum Risk Management nella Sanità

nato
nucleare

Si sta svolgendo in questi giorni, alla Fortezza da Basso di Firenze dal 29.11 al 3.12, un importante Forum nazionale sul risk management in Sanità; i temi affrontati e discussi sono così tanti e complessi che le diverse sale congressuali sono attive in contemporanea e per le intere giornate.

Non si tratta della caccia a qualche punto in più per la fatidica corsa all’ Ecm di fine anno, ma del confronto con argomenti e problematiche (purtroppo più le seconde che i primi) che si sviluppano nel profondo della gestione del sistema sanitario nazionale, quasi dominandolo a tratti.

Nel mondo intero (quello ricco, moderno, tecnologico) si muore continuamente per le cure che si ricevono, che non si ricevono, che si ricevono nel luogo e al tempo sbagliati, addirittura sul paziente sbagliato.

Seguendo le cronache, spesso giudiziarie, gli ospedali e i luoghi di cura ci sembrano ancora più gravi e difficili di quanto la loro intrinseca natura in effetti già lo sia.

L’obiettivo più serio e importante per chi si occupa della gestione del rischio clinico non è certo stabilire un protocollo o una procedura –anche! E sempre più sicuri- ma è restituire fiducia e infondere sicurezza a chi è obbligato a curarsi.

E’ il fattore umano al centro della gestione del rischio clinico.

Il Dr. Renè Amalberti nel suo importante saggio “Navigating Safety” ci suggerisce bene come l’essere umano sia costantemente impegnato a lavorare, concentrandosi principalmente non tanto "sull’operare senza commettere errori” quanto piuttosto a raggiungere risultati migliori e soddisfacenti in termini di produzione, di efficienza produttiva, con l’obiettivo sostanziale di fare sempre meglio e sempre di più, magari con una netta riduzione dei costi.

La consapevolezza dell’agire in sicurezza, in un ambiente a elevata complessità come quello clinico, la percezione di applicarsi in un teatro operativo con un livello di affidabilità sempre migliorabile dovrebbero essere patrimonio quotidiano di ciascun professionista sanitario: acquisire e consolidare la percezione di svolgere la propria attività i n un contesto molto pericoloso per il paziente  dovrebbe essere dotazione imprescindibile di ciascun professionista della Sanità.

La sicurezza è profondamente connessa alla sfera psicologica emotiva dell’ essere umano: la percezione e la consapevolezza sono aspetti basici della psiche umana che devono essere focalizzati quotidianamente e costantemente verso la progettazione dell'azione e l’azione stessa in sicurezza e per la sicurezza , dal momento che l’ambiente sanitario può dimostrare variabili complesse, prevedibili ma - a volte- poco prevenibili , trasformandosi quindi in un ambiente ostile, insicuro se non a tratti pericoloso

Le grandi organizzazioni militari (una tra tutte, storicamente, l’ Arma Aeronautica ) e industriali (un’altra tra tutte, l’ industria nucleare ) hanno già da tempo iniziato la scalata alla montagna della sicurezza e hanno molto da insegnare in termini di esperienze operative efficaci

Non è necessaria la ricerca di soluzioni tecnologiche complesse, d'innovazione sperimentale della tecnica, di speciali procedure operative, di apparecchiature tecnologicamente avanzatissime, quanto piuttosto elevare e focalizzare l’attenzione sull’ intrinseca natura dell’essere umano , per sua peculiarità fallibile e quindi non immune dal commettere errori, inserito –come detto- in un teatro operativo complesso.

pilota aeronautica

Ricordate la Legge di Murphy?

Se qualcosa può andare storto, lo farà ”: esiste un fattore comune all'aviazione, all'industria nucleare e alla sanità: il fattore umano .

E’ infatti noto come più della metà degli incidenti in ognuno di questi tre ambienti operativi sia legata a errori umani: tra il 70% e l’80% per l'aviazione, nell’80% per il nucleare e per la sanità si indica come terza tra le cause di morte quella collegata alle cure mediche e all'assistenza sanitaria in genere.

Ma analizzandone le cause profonde i risultati successivi sono completamente diversi.

royal

Infatti, le probabilità di morte o di rimanere feriti dovute a errori umani sono molto basse per il nucleare e l'aviazione, dove gli errori umani risultano generalmente gestiti senza conseguenze; mentre gli effetti sono molto più critici per la sanità.

Ancora dati non disponibili per l’Italia, ma negli Stati Uniti si riscontrano ogni anno più di quattrocentomila decessi legati alle cure mediche e all’assistenza sanitaria.

Nel Regno Unito, con una popolazione simile all'Italia, le morti per errori medici sono stimate in circa 1000 al mese: il fattore umano è imprescindibile quando si parla di sicurezza.

Più passa il tempo, più esperienza lavorativa maturiamo, più abbiamo a che fare con la sicurezza, con l'efficacia e l’efficienza e più ci convinciamo che la Sicurezza è intimamente collegata all’attitudine mentale e alla psicologia umana.

E ciò è indipendente dal tipo di organizzazione che si analizzi.

lucchetto

Primum non nocere

Ma il concetto di “sicurezza” non è poi così chiaro e scontato ancora per tanti. Infatti si dimostra sempre di più come nella Sanità troppi errori umani conducano a conseguenze che si sarebbero potute evitare e le indagini sulle “cause profonde” portano sempre all’errore umano.

E’ il Cervello a comandare le nostre azioni, non il Cuore.

La Sicurezza, quella totale, è un risultato asintotico, a cui tendiamo con tutti nostri sforzi, ma che mai riusciremo a raggiungere al 100%..

Ci hanno provato in molti –ricercatori e organizzazioni di ogni genere- utilizzando varie tecniche, metodologie, strumenti: lo “zero error state” è stato il comandamento per molti anni, in special modo da parte di coloro che erano convinti che attraverso i computer e la tecnologia si potessero eliminare l limitazioni umane; per poi ritrovarsi punto a capo e ammettere che la “sicurezza al 100%” non esiste e che solo l’uomo ci si può avvicinare efficacemente.

Ovvero, il Capitano Edward Murphy ha sempre ragione.

statua

Marco Aurelio

Considerate le cose in sé…

Riflettendoci bene non può essere diverso: è la natura in sé, che ce lo impone.

La natura, per sua definizione, è mutevole, incostante, spesso bizzarra. La natura difficilmente si ripete, si replica; per viverla e affrontarla, servono adattabilità, flessibilità, duttilità, in special modo mentale.

D’altra parte è anche vero, che il mondo richiede sempre più efficienza, efficacia e soprattutto rapidità di esecuzione e di risultato efficace.

Come combinare questi aspetti, così diversi e, per certi versi opposti, con la sicurezza?

mela del peccato

Alan Turing

affermava che in una “‘High Reliable Organization, la tecnologia e la struttura organizzativa assicurano un'elevata affidabilità che però ‘paga’ con la rigidità. L’elemento umano assicura la flessibilità necessaria, che però ‘paga’ con la sua fallibilità”.

In quest'affermazione, il cuore pulsante della sicurezza .

Il cervello dell’uomo è ciò che consente di reagire in maniera sicura e pronta a qualunque tipo di situazione, soprattutto a quelle anomale o straordinarie che talvolta la natura e il suo ordine naturale ci presentano, quasi a sfidarci continuamente. La nostra resilienza è frutto di una delicata e clamorosa evoluzione neuropsicologica.

Le organizzazioni, con le loro regole e i loro traguardi, la tecnologia con le sue risorse sempre più avanzate hanno e avranno sempre l’uomo attorno al quale devono far orbitare le strategie di efficacia, efficienza e sicurezza. L’uomo con le sue capacità “tecniche” -ma anche e soprattutto- con le sue capacità “non tecniche”.

La sicurezza converge sull'obiettivo di minimizzare e limitare le conseguenze di errori dell’ essere umano.

Lo ripeto ancora: se per molti è in gioco la propria carriera, per tutti la tranquillità della propria coscienza per non tradire mai quell’essere umano che si rivolge a un altro essere umano, chiedendo aiuto e protezione.

In fondo, è semplice.

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