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Patient Blood Management: no risk, no shock

blood
sacca di sangue

Nel suo splendido “Mortal Lessons – Notes on the art of Surgery” il Dr. Richard Selzer descriveva, con un’immagine tanto forte quanto affascinante, quella linea rossa che seguiva il bisturi del chirurgo, all’inizio di ogni suo viaggio nel corpo umano.

Ero uno studente di Chirurgia allora e quell’immagine mi affascinò e continua ad affascinarmi, niente è cambiato da allora nella mia fantasia, mentre la realtà chirurgica è ben diversa.Molti pazienti sono esposti a complicanze severe affrontando un intervento di chirurgia maggiore (per esempio, interventi sull’apparato digerente, per una protesi di anca o di ginocchio) quando entrano in sala operatoria in condizioni di anemia; questa condizione (secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si definisce “anemia” la concentrazione emoglobinica inferiore a 13 g/dL per l’uomo e a 12 g/dL) potrebbe essere contenuta, se non evitata, con una serie di tecniche biomediche e strategie cliniche multidisciplinari definite Patient Blood Management (PBM).

campagna

Un recente convegno “Patient Blood Management: strategie operative in ostetricia e nel peri-operatorio” si è svolto in questi giorni a Roma, organizzato dal Centro Nazionale Sangue (CNS) dell’Istituto Superiore di Sanità, con alcuni dei maggiori esperti internazionali del settore ed ha affrontato questi temi.

Affrontare da anemici un intervento di chirurgia maggiore – indicano recenti studi clinici internazionali - può incrementare il rischio di mortalità dal 3% al 10%, mentre secondo i dati Oms si stima che dal 5 al 20% della popolazione italiana sia affetta da anemia moderata; il convegno sul PBM , così come la campagna 'Only One' e le linee guida sulla gestione del paziente per tutta la rete del Servizio Sanitario Nazionale fanno parte delle attività di promozione del PBM che il CNS ha attivato su scala nazionale con un importante obiettivo: accogliere l’invito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a implementare il PBM, una strategia multidisciplinare e multimodale che mette al centro salute e sicurezza del paziente e migliora i risultati clinici basandosi sulla risorsa sangue dei pazienti stessi.

Questo metodologia clinica integrata previene e riduce in modo significativo l’utilizzo dei prodotti del sangue, affrontando tutti i fattori di rischio trasfusionale, modificabili ancor prima che sia necessario il ricorso alla terapia trasfusionale stessa, mediante un insieme di strategie e tecniche farmacologiche e non farmacologiche comprese nei cosiddetti “tre pilastri del PBM”: ottimizzare la capacità di produrre globuli rossi, ridurre al minimo il sanguinamento, ottimizzare la tolleranza dell’organismo verso l’anemia.

La gestione del rischio clinico ci indica che una corretta gestione del paziente alla vigilia di un intervento chirurgico è un momento cruciale, dal momento che il mancato trattamento dell’anemia preoperatoria equivale all’erogazione di una prestazione medica insufficiente e non sicura, ovvero un fattore di rischio incrementato per complicanze nel postoperatorio e, quindi, una controindicazione a eseguire interventi chirurgici programmati che prevedano un importante rischio di sanguinamento.

goccia sangue

Il PBM consiste in una serie di tecniche farmacologiche e non farmacologiche da adottare prima, durante e dopo l’intervento secondo i “tre pilastri”: ottimizzare la capacità di produrre globuli rossi, trattando al meglio l’anemia prima dell’operazione; ridurre al minimo il sanguinamento, un risultato ottenibile con tecniche chirurgiche particolari o utilizzando terapie specifiche; ottimizzare la tolleranza verso l’anemia, agendo anche con farmaci efficaci per incrementare la capacità dell’organismo di tollerarla.

Il PBM oltre a evitare le complicanze, può ridurre i tempi di degenza e i costi legati alle terapie trasfusionali fino al 20%.

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